Che fare, cosa non rifare/ 11
Credibilità da ricostruire, e Berlusconi non può farlo
Giuliano Ferrara è un vero amico del Cav. Ed essendo, oltre che leale, un combattente nato e uno spirito indomito, gli consiglia quel che lui al suo posto farebbe: di uscire dal torpore, di riprendersi la scena alla sua maniera, di tornare allo spirito eroico del berlusconismo originario, di osare. Ci sono una credibilità da ricostruire (quella del governo) e il carisma di un leader da risvegliare. di Alessandro Campi, politologo Ogni ora sarà pubblicato un intervento fogliante e no sulla batosta del Cav. Leggi tutti gli interventi

Ma il problema – messo drammaticamente in luce dal voto, che ha rigettato l’idea di un ennesimo referendum sulla sua persona – è proprio questo: le energie di Berlusconi non sono infinite o rinnovabili alla bisogna, hanno anzi dimostrato di essersi largamente esaurite, come del resto la sua capacità persuasiva. E per risvegliare un sogno politico, andato in larga parte deluso rispetto alle promesse iniziali, non basta un invito tanto affettuoso quanto imperativo. D’altronde quale realtà o forza politica può affidare il proprio destino, per intero e per sempre, alle capacità e alle risorse di un uomo solo?
L’errore, soprattutto dopo una sconfitta altamente simbolica come quella subita a Milano, è pensare che per risollevarsi il centrodestra non possa che fare nuovamente leva sull’estro del Cav., che i suoi amici ed estimatori si ostinano a considerare – facendogli a questo punto un torto involontario – intangibile, insostituibile e intoccabile. Non sarebbe più facile accettare l’idea che un ciclo politico e una straordinaria avventura personale si stanno fisiologicamente avviando alla conclusione e che tocca ad altri – non più a Berlusconi – metterci d’ora in avanti faccia, impegno e idee? E se si dovesse scoprire, come alcuni sostengono, che senza il suo padre-padrone, senza il suo fondatore e federatore, il centrodestra semplicemente non esiste, sarebbe questa una ragione in più perché esso scompaia e si dissolva al più presto, nella speranza che qualcosa di più solido ne possa prendere il posto.
Dopo vent’anni dalla sua discesa in campo non si può chiedere a Berlusconi – un attore logorato dalle troppe recite, che persino il suo pubblico ha cominciato a fischiare – di ricreare a comando la magia del primo giorno o di gettarsi nuovamente nella mischia come se fosse un eroe immortale. Gli si dovrebbe, al contrario, consigliare il riposo o il ritiro dalle scene, o più semplicemente di accettare un ruolo simbolico e formale, che gli risparmi la caduta politicamente rovinosa che da molti segnali già s’annuncia.
di Alessandro Campi, politologo
Ogni ora sarà pubblicato un intervento fogliante e no sulla batosta del Cav.
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